domenica 8 luglio 2007

intercultura e sald boul

I n t r o d u z i o n e

Consultando le più recenti rilevazioni dell’ Istat ,si riscontra che i lavoratori stranieri attualmente residenti in Italia, e regolarmente iscritti in anagrafe, sono già due milioni di cui 1.011.927 maschi e 978.232 femmine. La cifra è destinata ad aumentare nel corso del 2006, vista la dinamica dei tassi d’incremento dell’ immigrazione straniera in Italia in questi ultimi tre anni.
Infatti se a questi due milioni di stranieri residenti si mettono in conto quelli con permesso di soggiorno e certamente anche con minori, la popolazione straniera registrata può raggiungere un totale di oltre due milioni e mezzo di unità.
Da non trascurare poi,anche per i minori coinvolti,il dato fornito dalla popolazione clandestina per la quale vengono fornite stime molto diverse . Al di là di esse,l’istituzione scolastica e i suoi operatori –dirigenti . docenti e personale di servizio - si devono ricordare che in Italia i minori hanno pieno diritto ( e dovere ) alla scolarizzazione nelle scuole italiane.
Tale aspetto si pone in relazione al dato sulla presenza femminile straniera che supera il 49 % dell’attuale popolazione regolarizzata ,mentre dieci anni fa la presenza femminile si attestava ad un 33 % del totale degli stranieri residenti.

Per l’ Italia, diversamente da quanto avvenuto in altri Paesi europei, la quasi parità tra la presenza maschile e femminile costituisce una caratteristica sociale e culturale da tener presente: si tratta di gruppi etnici abbastanza consolidati e stabili, di gruppi familiari o di giovani coppie che in quest’ ultimo decennio hanno sostituito i singoli lavoratori che sono venuti come primi immigrati in terra italiana.
I due riscontrati caratteri relativi alla stabilità ed alla composizione dei nuclei familiari aumentano il tasso di scolarizzazione dei bambini stranieri ,segnatamente a livello id scuola dell’ infanzia e scuola primaria e lo continueranno ad incrementare nei prossimi anni,come dimostra il successivo studio sulle presenze dei bambini con cittadinanza non italiana nelle scuole fiorentine e nelle diverse regioni .

I dati statistici che presentiamo sono utili per poter leggere il fenomeno migratorio e per comprendere come sta cambiando la scuola nazionale che si orienta verso la multiculturalità ed il plurilinguismo,come avvenuto decenni addietro nell’organizzazione scolastica di altri Stati europei.
Certamente occorrerà un forte impegno di studio e di organizzazione da parte dei docenti,Dirigenti scolastici,delle scuole e dei referenti di settore,al fine di conoscere nei vari aspetti le forme di intervento pedagogico e didattico ( ad esempio,tra i principali,italiano L/2,educazione interculturale,modelli di insegnamento/apprendimento,mantenimento della lingua materna formazione e integrazione,metodologie, materiali didattici,ecc. ) ,forme di intervento ed esperienze scolastiche che vengono proposte nell' area interculturale .
Possono essere ripartite in questi ambiti tematici :
a- alunni stranieri a scuola b – lingua italiana come L/2 c - iniziative interculturali
d – Esperienze didattiche/ Proposte e – Normativa di riferimento
Naturalmente per quanto possibile terremo presente le esperienze di altre scuole in Europa e le ricerche di organismi internazionali come l’ OCSE, il Consiglio d’Europa,l’Unesco,la Commissione dell ‘ Unione Europea.
Area linguistica e interculturale
In relazione all'attuazione dell'autonomia diviene sempre più necessario orientarsi nel mondo scolastico per effettuare scelte appropriate e decisioni condivise. In questo quadro ,(legge n.448 del 23-12-1998- e decreto del Direttore Generale dell' U.S.R. Toscana ) l'Ufficio intende offrire sostegno e supporto alle attività delle istituzioni scolastiche toscane, in modo da orientare le scelte dei docenti e dei dirigenti scolastici e contribuire a migliorare la conoscenza delle problematiche pedagogiche e didattiche della nuova scuola.
L'Ufficio, secondo le direttive dell'U.S.R. per la Toscana, intende promuovere servizi professionali di supporto alla progettualità delle scuole, azioni in ambito pedagogico e linguistico funzionali al POF, interventi legati a specifità territoriali e tipologie professionali, sostenendo forme di innovazione ed attività di formazione linguistica del personale docente in ambiente plurilingue e multiculturale.
Per le scuole e nelle scuole collocate nelle aree a forte processo migratorio l'Ufficio promuove e sostiene iniziative per l'educazione interculturale, per lo sviluppo della cultura della diversità e della cittadinanza, utilizzando metodi e ricerche di elevata efficacia (apertura sito web, forum, workshop...) e facendo ricorso ad adeguate tecnologie della comunicazione e dell'informazione, con il sostegno scientifico dell'Università per Stranieri di Siena (http://www.unistrasi.it/).
Inoltre questo Ufficio intende offrire una base di documentazione scolastica e un quadro normativo di riferimento per l'attuazione degli interventi educativi. A questi obiettivi si rivolgono le sezioni predisposte, in particolare quelle per le problematiche sulla formazione dei docenti, sull'Europa dell'Istruzione, sul pluringuismo ed integrazione degli alunni immigrati e sull'interculturale, sull'apprendimento/insegnamento dell'italiano come L/2 e sulle esperienze didattiche delle diverse scuole.
Nel valorizzare le competenze di tipo progettuale e i contenuti proposti dagli organi collegiali, si intende anche dare impulso alle attività scolastiche in ordine ai processi didattici, organizzativi e relazionali derivanti dall'autonomia.

Intercultura e salad boul

Sin dall' inizio degli anni ' 90 un gruppo di esperti scolastici e universitari ( Gruppo MPI - Roma ) ha iniziato ad affrontare le tematiche relative all' intercultura e all'educazione interculturale- Nel dicembre 1991 ( Punta Ala - MPI ) è stato organizzato il primo seminario nazionale di studio su " Migrazioni e società multiculturale: il ruolo della scuola ", seminario preparato con specifici orientamenti del Ministero P.I.e con apposite indicazioni ( C.M. n.301/1989 - C.M. 205/1990 ). In tal modo si avvia nel mondo scolastico italiano una prima riflessione sul fenomeno dell' immigrazione e sulla presenza degli alunni stranieri nelle scuole della penisola. In ambito europeo ,due decenni prima organismi comunitari ed internazionali ( C.E.E e Direttiva del 1978 ,Consiglio d' Europa e CDCC, Unesco,…) avevano affrontato tali problematiche, in particolare quella relativa alla formazione degli insegnanti all' educazione interculturale. Nel marzo 1992 il Ministero della P.I. lanciava nelle scuole un' importante iniziativa per la " Settimana per il dialogo interculturale " con una precisa finalità : " una sensibilizzazione al valore positivo del rapporto con l'altro nei vari tipi di società multiculturale, all'Europa nell'avanzato processo di integrazione economica e politica,alla società nazionale con la presenza di minoranze di immigrati e quindi all' affermazione di una cultura del rispetto,della solidarietà e della convivenza politica ". Di propria iniziativa nell' aprile 1992 il CNPI emette un'efficace parere sull' educazione interculturale nella scuola,seguito da un apposito documento sul razzismo e sull'antisemi-tismo ( marzo 1993 ) . Nella sua pronuncia del 1992 il CNPI ritiene che il termine cultura va colto non solo nell' ambito dell' antropologia culturale(attenta ai fatti e ai comportamenti ), ma anche nell' ambito della filosofia ( attenta ai valori e ai criteri di giudizio ) e nell' ambito della pedagogia (attenta ai processi di maturazione personale )…. È quindi importante riconoscere che i valori che danno senso alla vita e i diritti che la orientano non sono tutti nella nostra cultura ma neppure tutti nel presente o nel futuro. Essi consentono di valorizzare le diverse culture ,ma insieme ne rilevano i limiti, e cioè la relativizzazione,rendendo in tal modo possibile e utile il dialogo e la creazione delle comune disponibilità a superare i propri limiti e a dare i propri contributi in condizioni di relativa sicurezza ".Si diffonde nelle scuole italiane, segnatamente nella scuola primaria, un'attenzione ed una sensibilità all'interculturale, al significato del rapporto tra due o più culture,le cosiddette " culture altre ".In Italia si comprende che dove ci sono processi immigratori,l'intercultura si pone come soluzione che,superando ogni forma di etnocentrismo, riconosca ad ogni individuo il diritto di esprimersi secondo la propria lingua e la propria cultura e di realizzarsi come persona secondo i principi che sostengono il suo sviluppo integrale.In questo quadro, trova una base consistente-afferma Antiseri-" l' idea morale della tolleranza nei confronti delle culture altre . Tolleranza che non è un dono che una cultura superiore fa a culture che,comunque, sono inferiori. La tolleranza,implicita nel pensiero postmoderno, è un'altra cosa e discende dalla consapevolezza che la propria cultura non è cultura, ma uno dei è possibili modi di esistere, cioè di rapportarsi con il mondo".In emigrazione l ' interculturale può essere sviluppato in due diversi modi :
- interculturale come soluzione da portare avanti nelle scuole locali,dove è in aumento la presenza di alunni di diverse nazionalità,per trovare spazi e modi di valorizzazione della loro cultura e lingua;
- interculturale come momento pedagogico e educativo che in emigrazione considera la lingua e la cultura materna degli alunni stranieri come un risorsa,come una possibilità di sviluppo della personalità del giovane non italiano.
L'educazione interculturale, in linea di continuità con l'esperienza svolta in famiglia, offre all'alunno emigrato il modo di intensificare e migliorare il sistema di comunicazione e di socializzazione del Paese d'accoglienza ,evitando conflitti psicologici e fenomeni di disgregazione socio -culturale.In questa prospettiva l' educazione interculturale tutela il processo di identità del giovane emigrato e contribuisce alla sua integrazione nella società italiana, nella scuola e nelle strutture di aggregazione sociale locali. Nella situazione multiculturale e plurilingue in cui si trova la scuola italiana, si è preferito orientrarsi verso il modello del salad boul ( insalatiera ), o verso quello bavarese o quello svizzero di St.Johanns , invece di quello del melting polt ( crogiolo ) diffuso negli Stati Uniti ed attualmente in una fase critica.La metafora dell' insalatiera è significativa,perché non si cerca una fusione delle culture in una " dominante ", quella del Paese d' accoglienza,ma si cerca un' integrazione tra le due culture,uno scambio reciproco in cui certi elementi originali che rimangono distinti.La scuola rappresenta il terreno privilegiato per lo scambio tra culture diverse, ad essa è affidato il compito di passare dalla fase , iniziale e statica ,multiculturale a quella dinamica e fruttuosa interculturale. Ciò richiede un sistema scolastico aperto, flessibile nella sua struttura di piani di studio e di metodi, come è emerso in alcune ricerche internazionali (indagine PISA;.Ines, Ocse..). In questo contesto si colloca il recente Programma regionale sull'accoglienza e l'integrazione scolastica degli alunni stranieri promosso nelle scuole dalla Direzione Generale dell' USR Toscana.(Firenze,marzo 2006).Il significato e l'articolazione della dimensione interculturale nei programmi scolastici fanno emergere tre fatti fondamentali che abbiamo constatato nella nostra esperienza educativa:
- la falsa interpretazione dell' interculturalismo, spesso confuso con il termine multiculturalismo o multiculturalità. Le culture sono una vicina all'altra ,ma non si trasformano né si arricchiscono.
- non riconoscimento del valore e del ruolo della lingua materna- L/1 - nella costruzione dell' identità personale e del successo scolastico
- l 'interculturale è una sfida alla scuola locale ,che con la sua struttura e i suoi insegnanti,deve saper passare dall'esistente multiculturale al conquistabile interculturale.
Non è un'impresa facile, in quanto l' interculturale è la realtà sociale che caratterizza la società del XXI secolo. Non si deve pensare a d un miscuglio di culture,bensì allo sviluppo delle conoscenze tra di esse, tra i diversi punti di vista, in modo da favorire la comprensione reciproca,l'accettazione dell'altro, del diverso.viga
Per saperne di più
Baraldi C. Comunicazione interculturale e diversità, CarocciCervini G. e a. I(dentità ed alterità: la formazione nel cambiamento. Nuove forme di socialità e ricerca interculturale., F.Angeli,MilanoCurci S.-Nanni A., Buone pratiche per fare intercultura, EmiGazerro V. Insegnamento dell'italiano in Europa.Lingua ,emigrazione e intercultura. ArmandoGennai G. Lessico interculturale, EmiGiaccardi C. La comunicazione interculturale, Il MulinoGiusti M. L'educazione interculturale nella scuola di base,La Nuova ItaliaMacchietti S.S. Verso la pedagogia interculturale,Bulzoni,RomaMacchietti S.S, Prospettive di educazione interculturale.Modelli e scuole in prospettiva interculturale,Aspei,Bulzonui,RomaMantovani G. Intercultura. Il Mulino,BolognaPinto Minerva F. L' intercultura, Laterza, BariPortera A. Educazione interculturale in famiglia, La Scuola

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